Irina Ilovajskaja Alberti era nata il 5 Dicembre 1924 a Belgrado da una famiglia di emigrati russi sfuggiti alla rivoluzione del 1917.  Trascorse la prima giovinezza tra la cattolica Dubrovnik e l’ortodossa Belgrado vivendo fin da adolescente l’esperienza del rapporto tra la Chiesa Occidentale ed Orientale. Dopo una serie di incredibili peripezie, tra una minaccia di deportazione ad Auschwitz e quella di un rimpatrio forzato in Unione Sovietica, Irina Alberti alla fine della II guerra mondiale divenne italiana sposando il diplomatico Edgardo Giorgi Alberti. Seguì il marito a Praga dove era stato nominato addetto culturale dell’ambasciata, successivamente espulso in quanto aveva preso le difese dell’indipendenza del popolo cecoslovacco.  

Successivamente collaborò a Radio Liberty. Nel 1975 preparò e organizzò l’arrivo in Occidente di Alexander Solzenicyn, espulso dal regime sovietico. Divenne la portavoce di Solzenicyn e rimase 3 anni conIrina Alberti nel corso di un viaggio in Siberia pochi anni prima della scomparsa lui negli Stati Uniti incominciando a organizzare il mondo dei dissidenti che si trovavano in Occidente. Negli anni 80 viene chiamata a Parigi a dirigere la rivista “Ruskaja Misl” (La Pensée Russe) punto di riferimento dell’emigrazione russa da sempre. Dirigerà il giornale fino al momento della morte trasformandolo  in una roccaforte contro l’Unione Sovietica, in uno strumento contro l’indifferenza dell’Occidente nei riguardi del dissenso, e poi in un riferimento fondamentale per il processo di democratizzazione della Russia. Tramite il giornale aiuta e organizza l’assistenza alle famiglie di prigionieri nei Gulag, aiuta e accoglie a Parigi i fuoriusciti dell’Est. Le Pensée  Russe ha rappresentato la fucina dei dissidenti: Heller, Pliutch, Bukowski, Maximov, Siniaski, Ginzburg, Natalia Gorbaneskja; fondamentale il rapporto con Andrej Sakarov e con sua moglie Elena Bonner. Dura per anni la lotta per strappare Sakarov all’esilio. Le Pensée Russe era diffuso clandestinamente in Unione Sovietica e i suoi lettori affrontavano grandi rischi pur di procurarsene una copia. A volte i fogli della rivista venivano usati per avvolgere scarpe o altri oggetti spediti dall’Occidente per superare il controllo della Polizia sovietica e del KGB. Un ruolo insostituibile Irina Alberti e “Il Pensiero Russo” hanno svolto nella guerra dell’Afghanistan e nei giorni della caduta del comunismo, e più recentemente nella crisi del Kosovo. 

Con la caduta del comunismo Irina Alberti potè entrare in Russia. Nella Russia di Yeltzin svolse una funzione di appoggio critico partecipando, a differenza di gran parte dell’ex dissidenza che dopo la stagione eroica si perse per strada, attivamente alla creazione di una società civile e di una opinione pubblica democratica nella realtà di quel paese. Nata e cresciuta nella fede russo-ortodossa, Irina Alberti si era convertita al cattolicesimo in età adulta. Con l’ascesa al pontificato di Giovanni Paolo II, che divenne un punto di riferimento imprescindibile sotto il profilo esistenziale e politico per chiunque si dedicava alle battaglie per l’Est  Europa,  Irina Alberti profuse ogni energia nel dialogo tra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa, e dopo la caduta dell’Unione Sovietica cominciò a dirigere una radio di Mosca a cui collaborano cattolici e ortodossi. Mise al servizio di Giovanni Paolo II la sua esperienza  per quanto riguardava tutto il rapporto con la Chiesa Orientale e la cultura russa. Ha collaborato in tutto il mondo ad alcuni tra i più autorevoli quotidiani, settimanali, mensili.  

La sua vita ha avuto al centro il peso opprimente dei totalitarismi nazi-fascista e comunista. Anche dopo la caduta del comunismo nel ribadire la condanna assoluta del nazi-fascismo ha tentato di condurre l’esame del comunismo fino a rivelarne definitivamente tutta la valenza negativa, a determinare una ricerca storica che conducesse nei confronti del comunismo un’analisi di accertamento delle responsabilità, come era avvenuto per l’altro totalitarismo. Il tentativo di Irina Alberti è stato quello di favorire inoltre il superamento dell’ingiustizia sociale e la trasformazione delle società pur nell’ottica di stimolare la riscoperta dei valori fondamentali di stabilità e conservazione. Irina Alberti ha affrontato concretamente lo strano miscuglio che la fine del secolo e l’inizio del nuovo comporta tra l’accresciuto sviluppo della tecnologia (che vede moltiplicato il suo Irina Alberti nel suo studio ruolo dal processo di globalizzazione) e il risveglio del sentimento religioso e la sua capacità di attrazione senza limiti, indubbiamente determinata da una parte dalla persistenza di un’ingiustizia sempre più dura e dall’altra dall’esigenza della ricerca di una nuova dimensione spirituale dopo il travaglio delle ideologie degli ultimi secoli. Per Irina Alberti lo sviluppo e il futuro del popolo russo , il dialogo tra la Chiesa di Oriente e di Occidente, il ritorno della Russia in Europa costituivano una battaglia tra le più importanti perché il totalitarismo comunista aveva travolto addirittura l’identità di un popolo.  

Irina Alberti è morta il 4 Aprile 2000 a Francoforte nel pieno della sua attività a seguito di un attacco cardiaco.

 

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